Di paradossi e di inquietudini

Ho questo ricordo di quando ero
bambina e andavo al cimitero: ricordo di fiori finti.
Non tutti, ma tanti ricorrono a questa possibilità, comoda, pratica e veloce, che ti permette di far sapere al tuo caro (e anche agli altri visitatori) che non ti sei dimenticato di lui.
I fiori finti a fine anni settanta facevano quello che potevano per assomigliare a quelli veri, ma con scarsi risultati. Facevano anche un po' di tenerezza. Si impegnavano, senza dubbio, ma li riconoscevi sempre, già da lontano.
Poi un giorno ricordo di aver sentito questa frase: "Guarda questi fiori finti. Sono così belli che sembrano veri".
Ovvero: da lontano non si distinguevano più da quelli veri. A volte persino da vicino dovevi osservarli bene per smascherarli. Insomma, una rivincita dei fiori finti ed un indubbio figurone.
Ero ancora una bambina e nella mia mente questa frase cozzava pesantemente con un'altra in cui i termini erano gli stessi, ma si scambiavano di posto: "Guarda questi fiori, sono così belli che sembrano finti".
Ma allora? Finto-vero, vero-finto. Bello il finto che sembra vero. Bello il vero tanto che sembra finto. Insomma mi si creava nella testa un vortice che risolvevo dicendomi che gli adulti sono proprio strani, indecisi e paradossali (sicuramente a cinque anni non usavo questa parola, ma il concetto era quello).
E' che evidentemente siamo ammirati da ciò che riproduce la realtà in modo fedele. Rimaniamo con la bocca aperta, gli occhi spalancati.
Ma non cerchiamo forse, cerchiamo, cerchiamo e cerchiamo ancora, di convincerci che per quanto bello il finto non potrà eguagliare il reale?
Io sinceramente mi aggrappo a questo pensiero.
Cosa può superare in bellezza la realtà?
Me lo domando soprattutto oggi che seduta in giardino, facendo questi pensieri, chiudo gli occhi (organo di senso troppo abusato ai nostri giorni) e sento le prime api che ronzano, il sole che scalda, il canto degli uccellini, mio marito che taglia l'erba (rumore poco in armonia con il resto, ma comunque spudoratamente reale. Perché la realtà è anche questo: sporca, mai perfetta).
L'altro giorno mia figlia mi fa vedere un video per chiedermi un parere. Mi ci metto di santa pazienza perché per i miei gusti il video parte male: una ragazza "perfetta" che si muove sinuosamente mentre balla.
Insomma lascio aperto il dialogo genitore/figlia e lo guardo.
Commento finale un po' secco, lo ammetto (forse è subentrato l'inconscio confronto con me stessa mentre "ballo" hip hop): eh sì balla bene, "ci sta" (uso di una frase gergale giovanile sempre per entrare in sintonia con la figlia adolescente).
"Non te ne sei accorta vero?" "Di cosa?" "La ragazza del video non è reale, è fatta con l'IA"
No, non me ne ero accorta. Soprattutto perché proprio il giorno prima, sempre lei, mi aveva fatto vedere la trasformazione di un ragazzo orientale che, dopo vari strati di trucco, finiva con l'assomigliare al personaggio di un anime. Insomma, sembrava finto…proprio come i fiori veri che sembrano finti. Reale, vero, ma truccato così bene che sembrava finto come un cartone animato (anime, pardon). E come lui tante altre ragazze/donne/uomini…il web è pieno di "belle bamboline" perfette, ma che essendo umane sudano e starnutiscono come tutti noi (ne sono sicura...è la mia speranza ultima).
Ma la cosa che più mi sconcerta in quel momento e che l'adolescente che ho di fronte, quella nata nell'era di "internet in stato avanzato" (non ricordo a che generazione siamo arrivati, se x y o z…scusate), mi sta dicendo che il fatto di non riuscire a distinguere reale da non reale la
INQUIETA.
Perbacco! Questo ci accomuna eccome: sintonia all'ennesima potenza.
Non è come essere davanti alla "Ragazza con l'orecchino di perla" di Vermeer, così bella nella sua straordinaria capacità comunicativa. Non si muove, ma è come se parlasse. Questo succede con le opere più belle: quadri, sculture, anche poesie, romanzi, musica. La nostra mente contempla e si mette in pace, trova un suo equilibrio proprio perché vede la grandezza dell'opera e la ammira e la vive e ci si immerge, ma senza dissonanza. La nostra mente sa che per quanto possa percepirsi la realtà di quello che stiamo "vivendo", per quanto possa apparirci tangibile, essa diventa e resta reale unicamente nel nostro essere. L'esperienza che viviamo è un fatto quasi personale, privato.
Cosa ammiriamo di fronte ad una persona virtuale se non sappiamo distinguerla da una reale, quando ci si insinua il dubbio?
Niente,
ci inquietiamo.
Possiamo restare nell'ignoranza o far finta di niente, dire che è lo stesso… Ma la verità è che la mente va in tilt, perché vuole sapere, vuole dare una forma, definire, vuole avere certezze, cerca segnali da decifrare. Di fronte a tutto ciò però rimane nel dubbio. E il dubbio alla nostra mente non piace proprio.
INQUIETA.
Proprio perché l'inquietudine non piace, si deve trovare una soluzione. Allora ci si abitua, ci si desensibilizza e si mette tutto sullo stesso piano, "che vuoi che sia…è il contenuto che conta" (il contenuto…meglio non aprire questa parentesi).
E' questo che succederà? Probabile.
In ogni caso i fiori finti non profumano...per ora.