A piedi tra i boschi verso il Santuario di Crea

Cammino da Superga al Santuario di Crea -ultima tappa-
La nostra casetta in affitto "A Casa di Manu" si trova a Villadeati lungo la strada del cammino che dal santuario di Superga (TO) porta al Santuario di Crea (AL). Diverse persone hanno alloggiato da noi, come ultima tappa per questo percorso.
Sono andata a Crea a piedi, la prima volta, da ragazzina, con mio padre, quando ancora però il percorso non era tracciato, facendo sali e scendi su e giù per le colline.Ricordo che proprio verso la fine un acquazzone estivo ci ha sorpresi e ci siamo riparati sotto la piccola tettoia di un portone. Tutte le volte che ci passo davanti mi rivedo ancora lì rannicchiata vicino a mio padre e mio fratello, in attesa che spiovesse…
Ora il percorso è quasi tutto "a mezza costa", non ci sono dislivelli faticosi, partendo da Villadeati, forse il primo tratto. Ma questo è sempre molto soggettivo. Negli ultimi anni lo percorro con mio marito e gli amici almeno una volta all'anno.
L'altro giorno ho deciso di rifarlo da sola, partendo la mattina presto, come pellegrinaggio personale.
E di questo vi voglio raccontare.
Sveglia alle 4 di una mattina di inizio settembre. Partenza 4:45. Orario d'arrivo previsto h 8:00 per la Messa del mattino.
Pensavo, chissà perché, che sarebbe stato meno buio.
Luna piena però, quindi visibilità buona dove gli alberi non coprono il cielo e dove lo coprono userò la torcia del telefono (senza abusarne altrimenti si scarica subito e rimango senza contatti).
Nella mia mente iniziano a insinuarsi pensieri nefasti di selve oscure e di vie smarrite.
Parto o non parto?
Parto, che sarà mai. Mi torna in mente mio fratello che di giri nei boschi di notte con la luna piena chissà quanti ne ha fatti. Ma lui ai cinghiali non ci pensava?
Parto
In pellegrinaggio, voglio affidare tutti e inizio a recitare rosari. Mi chiedo sinceramente se prego per affidare gli altri oppure me stessa. Entrambi direi, un "due per uno".
Penso a San Francesco e al lupo. Lui ci parlava con gli animali, io che cosa posso dire ad un cinghiale se lo incontro?
Lupi, cinghiali, caprioli; animali dei boschi…
Dopo un'ora di cammino il pensiero di chi ci può essere intorno a me non mi abbandona, anzi.
Arrivo su un tratto di strada asfaltata, in un piccolo borgo, mi siedo su una panchina e chiedo "l'aiuto da casa". Aldo ormai sarà sveglio, potrà venire a prendermi.
Ovviamente non glielo chiedo esplicitamente (amor proprio), ma gli sottopongo la questione.
"Tranquilla, i lupi non attaccano l'uomo"
"Ma sbranano le pecore!"
"Sì, ma non l'uomo, piuttosto scappano loro, tranquilla"
" E i cinghiali?!"
"Tranquilla staranno lontani".
Beh, forse non ci crederete, ma sono ripartita (più tardi comunque mi ha chiamata per accertarsi che tutto andasse bene).
Sento rumori che vengono dall'alto, tra i rami, ma i volatili non mi preoccupano.
Sono generalmente tra il sereno, il curioso e l'allerta.
Poi sento, a due metri da me, un fruscio forte e lento. Il cuore si ferma per un attimo, un piccolo brivido mi percorre, continuo a camminare ma alzo la voce e canto "Aveeee, aveee , ave Mariaaaa". Non saprò mai che animale fosse. Forse era un tasso (voglio credere). Di sicuro faceva un gran rumore, come d'altronde anche io. Forse anche lui ha avuto paura.
Ogni tanto alzo la voce tra un'Ave Maria e l'altra e canto delle lodi, che così mi passa e davvero mi sento felice di tutta la situazione ed anche, a tratti divertita.
Più avanti lungo la strada: mi passa accanto una volpe; un cinghiale solitario grufola ad una trentina di metri da me in un campo (si vede ancora poco, ma mi sembra davvero da solo e non troppo grande, però il suo grugnito lo sento come se fosse ad un passo dalle mie orecchie); mi sorvola un piccolo pipistrello.
Ad un certo punto perdo di vista un cartello ad un incrocio e mi fermo, per fortuna, su una strada asfaltata per capire da che parte andare: 4 direzioni possibili. Ne provo una che rientra nel bosco, ma poi non mi sembra giusta e torno indietro. Nel frattempo si sono fatte le 7.
Nemmeno google maps mi individua. Eh, certo che ho provato anche "l'aiuto tecnologia", ma non è servito: sono un puntino in mezzo al verde; questa strada non esiste per il resto del mondo, eppure io sono qua.
Sento una macchina arrivare, su questa piccola strada spersa nei boschi. Faccio un cenno per chiedere indicazioni, rallenta ma non si ferma e prosegue.
Mi incammino verso un'altra direzione, questa volta seguendo la strada asfaltata. Male che vada ad un centro abitato prima o poi ci arrivo. Piuttosto che perdermi in un bosco, mi sembra l'alternativa migliore.
Altra macchina, questa volta si ferma. Non sa darmi indicazioni per il sentiero, ma mi dice che se proseguo in quella direzione vado verso Valle Cerrina, mentre dalla parte opposta verso Alfiano. Tra le due scelgo Alfiano ed infatti ritrovo il cartello perduto che non si era mai spostato e che mi indica che mancano 1:30 h all'arrivo. Realizzo che la Messa sarà difficile prenderla.
Avviso mia mamma (mi aspetta alla fine del cammino) che sono in ritardo sulla tabella di marcia: ho perso la retta via, l'ho ritrovata, ma questo mi ha sballato i piani. Magari ci incontriamo lungo l'ultimo tratto di strada.
Insomma una serie di incontri più o meno ravvicinati e peripezie varie che lungo la strada mettono in moto i miei pensieri e penso
1) paura del buio: il buio può nascondere insidie vere o immaginarie.
La paura è reale in entrambi i casi.
2) la luce della torcia crea delle ombre che o volte possono essere più paurose del buio, eppure a volte è indispensabile usarla.
Bisogna scendere a compromessi e far buon viso a cattivo gioco.
3) il silenzio: non esiste. Non è vero che di notte tutto tace, anzi. Semplicemente c'è un fermento diverso da quello del giorno.
L'uomo fa rumori tutti suoi, spesso poco armoniosi con il resto del mondo.
4) quanta luce fa la luna piena? Vedo la mia ombra lungo il sentiero e mi disturba meno della luce artificiale della torcia.
La natura, quando vuole, la sa lunga sulla delicatezza.
5) La macchina che non si ferma: altre paure - forse paura di fare tardi a lavoro, paura di perdere tempo, paura di avere a che fare con una pazza?
La paura paralizza o ci fa essere indifferenti.
6) Le distrazioni si pagano (vedi il non aver visto un cartello ad un incrocio).
Il tempo è un bene prezioso, soprattutto se si hanno degli appuntamenti (anche con se stessi).
Evitare distrazioni e perdite di tempo.
7) le distrazioni possono essere anche opportunità: opportunità di parlare con chi che ha deciso di fermarsi (la signora della seconda macchina) per una che si è persa per strada (io) e alla fine augurarsi reciprocamente buona giornata.
Rettifica al punto 6: cogliere il buono degli imprevisti. (In questo caso: il bello di un incontro)
8) i contrattempi tirano fuori altre risorse (ho recuperato, a passo svelto, il ritardo accumulato e sono arrivata 5 minuti prima delle 8 – mia figlia dice che ho camminato veloce per la paura…ma oramai c'era la luce figlia mia, niente mi spaventava più!!).
Avere un obiettivo ci dà una direzione e un ritmo.
9) si può sbagliare direzione, ma si può sempre tornare indietro.
L'importante è accorgersene.
10) ridere di sé e della situazione è un grande antidoto alla paura che paralizza.
Mai prendere le cose troppo sul serio.
11) parlare ad alta voce da sola senza paura di essere presa per matta (" tanto non c'è nessun essere umano che mi può sentire").
Senso di libertà.
12) se invece mi sente un animale, tanto meglio, magari sta lontano.
Tenere lontani i pericoli.
13) troppo senso di libertà può far dimenticare gli altri: non ho sentito la vibrazione del telefono quando mia mamma mi ha telefonato preoccupata perché non mi ha trovata lungo l'ultimo tratto di strada dove pensava che fossi, visto il ritardo di cui prima – voleva allertare i carabinieri – mi immaginava divorata dalle belve in mezzo al bosco.
Mai perdere di vista chi ci sta attorno, soprattutto chi ci vuole bene e si preoccupa per noi.
14) vedere il sole sorgere gonfia il cuore di gratitudine: un altro giorno inizia e io sono qui a godermelo.
"Buongiorno GIORNO, ben arrivato, ti aspettavo da un pò in effetti."
Il buio e le tenebre le ho passate. Ora mi crogiuolo in questo abbraccio di luce.
La frase "la luce sconfigge le tenebre" è proprio azzeccata.
Verso la fine del cammino passo vicino ad una vigna e sento il profumo delle uve (ricordi di vendemmie passate). Più in basso qualcuno sta vendemmiando, un trattore trasporta una bigoncia ancora vuota. Rumore del motore. L'Uomo si è svegliato e si sente.
Il cammino, va da sé, è come la vita: ci sono tante paure, momenti bui, imprevisti. Si affrontano con coraggio a volte con timore; si va avanti in attesa di vedere una luce. Poi ci sono le cose che stupiscono, che ci lasciano a bocca aperta, che ci divertono.
Il cammino è più facile se non si è soli, se c'è qualcuno che ti incoraggia, che ti indica, ti aspetta.
Il cammino è un passo dopo l'altro, non si può arrivare subito, ci vuole tempo.
La fine di un cammino è un'illusione.
La fine di un cammino apre le porte ad un cammino nuovo, tutto da scoprire, fosse anche sulla stessa strada, non sarà mai uguale al precedente, anche solo per il fatto che noi non siamo più quelli di prima.
Buon cammino e se passate da Villadeati venite a trovarmi!