Crescere insieme anche nell'era digitale
L'uso dei Dispositivi Digitali da parte dei bambini, nella prima infanzia

Sempre più bambini utilizzano smartphone e tablet già nei primi anni di vita. Molti genitori si chiedono se questo possa influenzare lo sviluppo del linguaggio. Le ricerche più recenti mostrano che non è tanto il dispositivo in sé a essere dannoso, quanto il tempo trascorso davanti allo schermo e la qualità delle interazioni con gli adulti.
Nella mia tesi di Laurea in Psicologia ho voluto approfondire questo tema per dare ai genitori informazioni utili, aggiornate e scientificamente valide, in modo da poter essere consapevoli e più responsabili.
Di seguito sono presentati i vari capitoli, sintetizzati in modo chiaro e facilmente fruibile per approfondire il tema del rapporto tra bambini, dispositivi digitali e sviluppo.
- QUANTO SONO DIFFUSI I DISPOSITIVI DIGITALI TRA I BAMBINI?
- LINEE GUIDA INTERNAZIONALI
- QUANDO LO SMARTPHONE SI METTE TRA NOI E I NOSTRI FIGLI
- COSA CI DICE LA SCIENZA SULL'USO DEGLI SCHERMI NEI PRIMI ANNI DI VITA
- COSA POSSIAMO FARE NOI GENITORI
Per un approfondimento completo sul tema dei dispositivi digitali nella prima infanzia, con analisi dettagliata e bibliografia scientifica, è disponibile la versione integrale al seguente link: "Strumenti digitali e prima infanzia: implicazioni sulla relazione madre/figlio e sullo di sviluppo del bambino".
Quanto sono diffusi i dispositivi digitali tra i bambini?
Questo è un dato che possiamo immaginare, perchè lo vediamo tutti i giorni con i nostri occhi, ma quantificarlo potrebbe stupirci alquanto.
Prima di proseguire, provate ad indovinare!
Già nel 2015 negli Stati Uniti d'America circa il 97% dei bambini (stiamo parlando della fascia 6 mesi-4 anni) aveva avuto esperienze dirette con dispositivi digitali, la maggior parte dei quali lo aveva utilizzato già prima dell'anno di età.
Se invece arriviamo ai giorni nostri, uno studio ci dice che il possesso (un dispositivo proprio, non di mamma o papà) di tablet e cellulari è davvero diffuso, nei bambini.

Cosa sappiamo del panorama italiano?
Anche noi non facciamo eccezione. I nostri cuccioli passano del tempo davanti allo schermo già da piccolissimi.

I paramentri di riferimento sono "meno di un'ora al giorno" e "fino a 1-2 ore al giorno". Tutto sommato poco tempo, ci verrebbe da dire.
Puntiamo però la nostra attenzione alla fascia di età.
Qui stiamo parlando di bambini che non hanno ancora compiuto un anno, che non sanno ancora parlare e che a mala pena stanno seduti (comunque da poco tempo se pensiamo ai bimbi di 5 mesi).
Quel lasso di tempo passato, che ci sembra esiguo, davanti ad un dispositivo, potrà mai fare dei danni?
Come dobbiamo comportarci?
Linee guida internazionali
Partiamo dalla seconda domanda: come dobbiamo comportarci.
Non dobbiamo scervellarci troppo, c'è già chi ci ha pensato: niente meno che l'OMS (l'Organizzazione Mondiale della Sanità) che mettendo insieme tantissimi studi, a livello mondiale, ha dato indicazioni chiare e precise sull'utilizzo dei Dispositivi Digitali da parte dei bambini.
Non ci resta che darci uno sguardo

Vediamo che dai 2 anni ai 4 anni i bambini non dovrebbero trascorrere più di un'ora al giorno davanti ad uno schermo; prima è assolutamente sconsigliato.
Purtroppo l'aderenza alle linee guida è bassa, forse per mancanza di divulgazione delle linee guida stesse, per scarsa conoscenza degli effetti che un utilizzo precoce ed eccessivo può causare, per mancanza di tempo...
Entriamo allora nel vivo della questione, partendo dall'inizio: dalla relazione madre/figlio.
(Apro una parentesi per correttezza: si usa il termine "madre" perchè inevitabilmente è colei che ha un rapporto privilegiato con il bimbo, se non altro perchè per nove mesi sono stati a stretto contatto, ma questo termine può essere sostituito con "padre" o con "caregiver", colui che si prende cura del bambino.)
Quando lo smartphone si mette tra noi e i nostri figli
Oggi lo smartphone è diventato parte della nostra quotidianità. Controllare un messaggio, leggere una notifica o scorrere i social sembra un gesto automatico. Tuttavia, quando queste interruzioni avvengono mentre siamo con i nostri bambini, possono influenzare la qualità della relazione.
Gli studiosi chiamano questo fenomeno technoference, cioè l'interferenza della tecnologia nei rapporti familiari.
Perché è importante?
Nei primi anni di vita i bambini imparano attraverso lo sguardo, la voce, il contatto fisico e l'attenzione dell'adulto. Ogni sorriso, ogni risposta ai loro richiami, ogni momento condiviso aiuta il cervello a svilupparsi e insegna al bambino a sentirsi sicuro, compreso e amato.
Quando il genitore viene continuamente distratto dal cellulare, questi momenti di connessione diventano più brevi e meno frequenti.
Anche pochi minuti possono fare la differenza
Alcuni studi hanno osservato che i genitori molto concentrati sul telefono tendono a:
rispondere più lentamente ai richiami del bambino;
parlare meno con lui;
esse più nervosi/ meno dipsonibili alle richieste di attenzione del figlio;
mantenere meno contatto visivo;
interrompere più facilmente il gioco e la conversazione.
Questo non significa essere "cattivi genitori": significa semplicemente che il telefono può assorbire una parte della nostra attenzione senza che ce ne rendiamo conto.
Durante l'allattamento
L'allattamento, sia al seno sia con il biberon (uomini non sentitevi esclusi in questa attività), non è soltanto nutrizione.
È uno dei momenti più importanti per costruire il legame affettivo attraverso:
lo sguardo;
il contatto pelle a pelle;
la voce;
le carezze;
la risposta ai segnali del bambino.
Le ricerche mostrano che quando il genitore usa frequentemente lo smartphone durante questi momenti, tende a guardare meno il bambino e a rispondere con minore prontezza ai suoi bisogni.
Il bambino se ne accorge?
Sì.
Gli studi sul cosiddetto Still Face ("volto immobile") hanno dimostrato che anche i neonati percepiscono quando il genitore è presente con il corpo ma non con l'attenzione (preferisco dire "con il cuore").
Quando l'adulto interrompe improvvisamente il contatto per concentrarsi sul telefono, molti bambini mostrano:
maggiore agitazione;
meno sorrisi;
tentativi ripetuti di richiamare l'attenzione;
comportamenti di auto-consolazione.
In alcuni casi, anche quando il genitore torna disponibile, il bambino impiega del tempo per ritrovare la serenità.
Alcuni studi suggeriscono che i neonati esposti frequentemente alle distrazioni causate dai dispositivi digitali mostrano meno segnali di disagio quando il genitore interrompe l'interazione. Questo non significa che ne soffrano meno, ma che potrebbero essersi adattati o rassegnati (citando uno studio in particolare) a ricevere un'attenzione meno continua, pur continuando ad aver bisogno della presenza e dell'interazione dell'adulto.
Cosa può provare un bambino?
Quando queste interruzioni diventano frequenti, il bambino può avere la sensazione di non essere pienamente ascoltato.
Le ricerche hanno osservato una maggiore probabilità di:
capricci e richieste insistenti di attenzione;
irritabilità;
difficoltà nella regolazione delle emozioni;
frustrazione o chiusura;
maggiore utilizzo degli schermi da parte del bambino stesso.
Naturalmente questi comportamenti dipendono da molti fattori: lo smartphone è soltanto uno degli elementi che possono influenzare la relazione.
Anche i genitori ne risentono
La technoference non riguarda solo i bambini.
Molti genitori riferiscono di sentirsi più stressati, meno soddisfatti del proprio ruolo e più frustrati quando il telefono interrompe continuamente i momenti dedicati alla famiglia.
Le ricerche mostrano che anche brevi interruzioni possono ridurre la qualità delle interazioni: si parla meno, ci si guarda meno negli occhi e diminuiscono i piccoli gesti di affetto che rendono speciale la relazione.
Cosa ci dice la scienza sull'uso degli schermi nei primi anni di vita?
Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha cercato di capire come smartphone, tablet e televisione possano influenzare lo sviluppo dei bambini.
Oggi sappiamo che non conta solo quanto tempo un bambino trascorre davanti agli schermi, ma anche:
cosa guarda;
con chi utilizza il dispositivo;
in quale momento della giornata;
quanto tempo rimane per giocare, parlare, leggere e muoversi.
Io porrei l'attenzione sul secondo punto: con chi utilizza il dispositivo; perchè credo sia un passaggio cruciale.
Perché i genitori ricorrono ai dispositivi digitali?
Le ricerche mostrano che smartphone e tablet vengono utilizzati dai genitori soprattutto per intrattenere i bambini mentre sono impegnati in altre attività, ad esempio durante le faccende domestiche o quando si trovano fuori casa, al ristorante, al supermercato o in sala d'attesa. In altri casi vengono proposti come ricompensa per un comportamento positivo oppure, più raramente, per calmare il bambino quando è arrabbiato, annoiato o agitato.
Queste situazioni sono comprensibili e fanno parte della vita quotidiana di molte famiglie. Tuttavia, quando il bambino utilizza il dispositivo da solo, rischia di perdere preziose occasioni di interazione con i genitori e con l'ambiente che lo circonda. Inoltre, non è raro che, al momento di spegnere lo schermo, reagisca con frustrazione, rabbia o pianto, perché interrompere un'attività molto coinvolgente può essere difficile.
Per questo motivo gli esperti consigliano, quando possibile, di condividere l'esperienza digitale con il bambino. Guardare insieme un cartone, un video o un'app educativa permette all'adulto di scegliere contenuti adatti all'età, spiegare ciò che sta accadendo, fare domande, commentare le immagini e collegare ciò che appare sullo schermo alle esperienze della vita quotidiana. Questa modalità, chiamata mediazione attiva, aiuta il bambino a comprendere meglio i contenuti e trasforma il tempo davanti allo schermo in un momento di dialogo, relazione e apprendimento.
In altre parole, la differenza non è solo quanto tempo il bambino trascorre davanti allo schermo, ma anche come quel tempo viene vissuto. Un dispositivo usato insieme a un adulto, con conversazione e partecipazione, è molto diverso da uno schermo utilizzato in completa autonomia.
Lavori in corso

La prima infanzia (0-6 anni) è un periodo in cui il cervello cresce a una velocità straordinaria (e passa molto in fretta...parola di mamma). Ogni esperienza contribuisce a costruire nuove connessioni cerebrali.
La ricerca scientifica suggerisce che un'esposizione precoce e prolungata agli schermi può influenzare il modo in cui alcune aree del cervello maturano, in particolare quelle coinvolte nell'attenzione, nel linguaggio, nell'apprendimento e nella regolazione delle emozioni.
Questo non significa che ogni bambino che utilizza uno schermo svilupperà difficoltà. Lo sviluppo dipende da molti fattori. Tuttavia, gli studi indicano che un uso eccessivo dei dispositivi digitali nei primi anni rappresenta un possibile fattore di rischio.
Il cervello ha bisogno di esperienze reali
Nei primi anni il cervello si sviluppa grazie alle esperienze quotidiane:

giocare;
esplorare;
manipolare oggetti;
ascoltare storie;
parlare con gli adulti;
correre e muoversi;
osservare il mondo.
Queste attività stimolano contemporaneamente attenzione, memoria, linguaggio, emozioni e capacità di risolvere problemi.
Quando il tempo trascorso davanti agli schermi sostituisce troppo spesso queste esperienze, alcune aree dello sviluppo possono ricevere meno stimoli.
Leggere un libro non è come guardare un video
C'è sicuramente una differenza importante.
Quando un adulto legge una storia insieme al bambino:

il cervello lavora per immaginare i personaggi;
collega immagini e parole;
mantiene l'attenzione;
costruisce il significato della storia.
Nei video animati, invece, molte informazioni vengono già "fornite" dalle immagini in movimento. Il bambino deve fare uno sforzo minore per immaginare e comprendere la narrazione.
La lettura condivisa coinvolge inoltre la relazione con l'adulto, favorendo domande, dialogo e scambio emotivo.
Emozioni e relazioni
Alcuni studi suggeriscono che un elevato tempo trascorso davanti agli schermi nei primi anni possa essere associato a maggiori difficoltà nella regolazione delle emozioni e nelle competenze sociali.
Una buona notizia emerge però con chiarezza: attività semplici come leggere insieme, parlare e giocare con il proprio bambino rappresentano importanti fattori protettivi e possono favorire uno sviluppo più equilibrato.
Come si sviluppa il linguaggio?
Il linguaggio nasce soprattutto dalle conversazioni reali.

Ogni volta che un adulto:
parla con il bambino;
aspetta la sua risposta;
commenta ciò che sta facendo;
legge una storia;
canta una canzone;
offre al cervello occasioni preziose per imparare nuove parole e costruire il pensiero.
Molti studi mostrano che un uso eccessivo degli schermi è associato a:
vocabolario più ridotto;
maggiori difficoltà nella comprensione del linguaggio;
sviluppo più lento delle competenze comunicative.
Le app educative bastano?
Esistono applicazioni progettate per insegnare parole, numeri o colori.
Possono essere uno strumento utile, ma non ingannatevi, non sostituiscono la relazione con voi adulti.
Nessuna applicazione riesce a fare ciò che fa una conversazione reale: ascoltare il bambino, rispondere alle sue domande, adattare il linguaggio alle sue esigenze e condividere emozioni.
Il vero apprendimento nasce dall'interazione.
E il sonno?
Anche il sonno può risentire dell'utilizzo dei dispositivi digitali.
L'uso degli schermi, soprattutto nelle ore che precedono l'addormentamento, è stato associato a:
addormentamento più difficile;
sonno più breve;
maggiore frammentazione del riposo.
Dormire bene è fondamentale perché durante il sonno il cervello consolida ciò che ha imparato durante la giornata. Ma questo è un tema talmente affascinante che magari ci tornerò sù con un articolo a parte.
Cosa possiamo fare come genitori?
Non demonizziamo la tecnologia.
Il messaggio principale è imparare a utilizzarla in modo consapevole.
Alcune semplici strategie possono fare una grande differenza:
privilegiare il gioco libero;
leggere ogni giorno insieme;
parlare molto con il bambino;
limitare il tempo davanti agli schermi;
evitare smartphone e tablet durante i pasti e prima della nanna;
scegliere contenuti adatti all'età;
utilizzare i dispositivi insieme al bambino, commentando ciò che vede.
Il messaggio più importante
Lo sviluppo del cervello non dipende da un singolo fattore.
Conta l'insieme delle esperienze che il bambino vive ogni giorno.
Le ricerche mostrano che il miglior "stimolo" per un bambino resta quello più semplice: un adulto che gli dedica tempo, parla con lui, gioca, legge una storia, risponde ai suoi sorrisi e lo accompagna nella scoperta del mondo.
Non serve essere genitori perfetti.
È sufficiente offrire, il più spesso possibile, momenti di relazione autentica.
Sono questi piccoli gesti quotidiani a costruire le basi dello sviluppo emotivo, sociale e cognitivo del bambino, che nessuna tecnologia può sostituire.
In conclusione
Secondo me dovremmo iniziare a paragonare cellulari/tablet ad un coltello, strumento utile in sè, ma che non lasceremo mai nelle mani di un bimbo piccolo se non sotto la nostra supervisione, per paura che possa usarlo in modo inappropriato e farsi male.
